Mercoledì, 19 Luglio 2017 10:30

25 anni fa la strage di via d’Amelio

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Il nostro primo pensiero, sono certo, si rivolge innanzitutto alle famiglie degli uomini e delle donne uccisi da quell'esplosione. Non erano trascorsi neanche due mesi dalla strage di Capaci quando l'Italia si trovò di fronte a un secondo attacco terroristico-mafioso.
Il 19 luglio è un giorno che racchiude in sé dolore, emozione e pensieri, ricordi, bilanci e promesse che trovano spazio all'ombra dell'ulivo piantato nel luogo in cui quel tremendo boato trascinò con sé la loro vita e sotto il quale oggi si ritroveranno centinaia di ragazze e ragazzi. Il dolore e lo sconforto confondono e ridisegnano la nozione che abbiamo del tempo: ecco come ven-ticinque anni - o cinquantasette giorni - sembrano interminabili e, al tempo stesso, volati via in un attimo.
La quiete di una domenica qualunque d'estate si trasformò, in un istan-te, in una ferita che non potremo mai sanare. Non abbiamo dimenticato nulla di quella domenica palermitana, né della vita e dell'esempio degli uomini e delle donne vittime della furia omicida della mafia.
Di Paolo Borsellino voglio in questa solenne occasione ricordare soprat-tutto il sorriso. Era un uomo solare, simpatico, affabile. Professionalmente aveva un eccezionale talento, una passione viscerale e una ineguagliabile ca-pacità di superare fatica e delusioni. Sapeva sempre dare il giusto consiglio ai colleghi più giovani: me ne ha dati tanti, preziosissimi, quando iniziai a studia-re le carte del maxiprocesso.

Dopo il 23 maggio 1992 l'espressione di Paolo si trasformò in una ma-schera di tensione e di dolore. Fu chiamato dalla sua coscienza a raccogliere il lascito pericoloso del suo amico e collega, e sebbene fisicamente e moral-mente distrutto per la perdita di Giovanni, ne assunse la pesante eredità con la precisa consapevolezza che presto avrebbe seguito il suo destino; aveva deciso di continuare e si era buttato senza un attimo di tregua nelle indagini, imponendosi ritmi massacranti con l'ansia di una vera lotta contro il tempo.
Borsellino ha saputo, con la fermezza e la dedizione di un uomo innamo-rato del suo Paese, dare a tutti noi una grande lezione di coerenza e di senso del dovere. Il suo esempio è sopravvissuto all'esplosivo di Via D'Amelio, al tempo, alle calunnie, ai pezzi di verità mancanti che ancora affannosamente cerchiamo: vive e si rafforza nei gesti di chi, ogni giorno, si impegna per la legalità e la giustizia; nella voce di quanti non rimangono più in silenzio; nel coraggio che serve per rifiutare compromessi, privilegi e indebite scorciatoie.
Nel nome di Borsellino, e in quello di tutti i caduti innocenti per mano mafiosa, abbiamo in questi 25 anni ottenuto molti successi nel contrasto alla criminalità organizzata: abbiamo sconfitto la 'cosa nostra' violenta, sanguina-ria e stragista, ma non ancora quella capace di mutar pelle, di sparire dai ra-dar dell'opinione pubblica e di infiltrarsi a tutti i livelli nella società, nella politi-ca e nella Pubblica Amministrazione.

Non sono mancati momenti nei quali la mafia ha tentato dei colpi di co-da che ne dimostrano più la debolezza che la forza: penso, ad esempio, ai re-centi atti di vandalismo inferti alle statue di due grandi uomini dello Stato, Giovanni Falcone e Rosario Livatino.
È proprio dinanzi a questi rigurgiti e alle immagini che ci ricordano l'inferno di Via D'Amelio, i corpi dilaniati, che dobbiamo rinnovare la promessa di impegnarci per perseguire ideali di verità e di giustizia e per continuare l'opera di contrasto ad ogni manifestazione mafiosa, con uno slancio etico che superi ogni indifferenza e rassegnazione e l'alibi del non sapere. C'è ancora molto da fare e, come membri di questa Assemblea rappresentativa, abbiamo il compito di essere all'altezza di una così decisiva sfida per il nostro Paese e per il suo futuro.

In memoria di Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina invito ad un minuto di raccoglimento.