Mercoledì, 12 Luglio 2017 10:07

Sviluppo sostenibile: Un tesoretto da 16 miliardi può rilanciarlo

L'Europa sceglie la sostenibilità. Non come buona azione ambientale, ma come strategia per affrontare la concorrenza cinese in aree strategiche di sviluppo e per mantenere la coesione interna necessaria a superare la crisi economica e quella innescata dalla pressione dei migranti. L'indicazione viene dal Consiglio europeo che a giugno ha sollecitato la Commissione ad adottare in questo campo target più ambiziosi e, pochi giorni fa, è stata ribadita dall'Europarlamento.

Oggi l'Italia ha reso noto un documento con cui comincia a prendere le misure del compito che la attende. Siamo sulla strada giusta? "E' importante il fatto che, con questo testo, l'Italia abbia detto con chiarezza dove vuole andare", risponde Enrico Giovannini, portavoce dell'Asvis (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile). "La strada per rispettare gli obiettivi sottoscritti dal nostro Paese nel settembre 2015 aderendo all'Agenda 2030 è lunga. Ma la decisione del presidente del Consiglio Gentiloni di collocare a Palazzo Chigi la regia di questo processo di rilancio economico, sociale e ambientale lascia sperare bene. Il nodo da sciogliere è proprio questo: la governance. Finora, in Europa, la guida è rimasta in mano all'Ecofin, cioè ha prevalso la finanza. Si tratta di riequilibrare il processo dando pari dignità agli aspetti sociali e ambientali".

Per capire quali saranno le scelte concrete dell'Italia bisognerà aspettare il documento sulla strategia che verrà adottato nei prossimi mesi per raggiungere i target di sostenibilità al 2030. Al momento siamo molto lontani dagli obiettivi. L'Italia è stata bocciata in 7 dei 17 sustainable goals indicati dall'Onu e rimandata negli altri 10. "Abbiamo fatto una simulazione, utilizzando i modelli della Fondazione Eni, di ciò che accadrebbe al 2030 con il business as usal, cioè senza correzioni di rotta: sarebbe il disastro", ricorda Giovannini.

Il paradosso è che per evitare questo scenario catastrofico non occorrerebbe tirar fuori nemmeno un euro. Basterebbe reindirizzare

il fiume di denaro che attualmente in Italia prende la via degli incentivi ai combustibili fossili: 16 miliardi di euro all'anno. Sarebbe sufficiente spostarli dalla casella inquinamento, alla quale sono puntualmente diretti, e ricollocarli in quella dello sviluppo sostenibile.

Fonti

  • Fonte: La Repubblica
  • Autore: Antonio Cianciullo